Anselm Kiefer | Religione, rovine e alchimia

Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, 2004-2015

Anselm Kiefer inizia la produzione di tele di grandi dimensioni ispirandosi alla filosofa e alla mitologia tedesca. I suoi interessi per l’alchimia lo portano a inserire nelle sue opere materiali simbolici come piombo, sabbia, paglia e semi. A metà degli anni ’80 visita Gerusalemme dove rimane colpito dalla tradizione mistica ebraica della Cabala.

Questo diventerà uno dei temi ricorrenti della sua opera insieme alle grandi costruzioni architettoniche del passato, come piramidi egizie e ziggurat assiro-babilonesi. La ricerca dei segni delle antiche civiltà scomparse porta Kiefer a mostrarcele come rovine, simbolo della sconfitta inevitabile dell’ambizione dell’uomo che tenta di elevarsi verso uno stadio divino.

Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, 2004-2015
Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, 2004-2015

I Sette Palazzi Celesti, opera site-specific allo spazio milanese dell’HangarBicocca, racchiude gli argomenti che Kiefer ha approfondito durante il suo percorso. Un luogo fuori dal tempo, in cui le religioni, le rovine ereditate dalla Seconda guerra mondiale e l’alchimia si fondono in strutture imponenti che ci spingono in uno stato altro. La volontà dell’essere umano di avvicinarsi a Dio grazie all’innalzamento della sua posizione fisica fa parte della storia delle culture. Nel presente le dimensioni strutturali dell’installazioni lasciano lo spettatore in un momento di intima riflessione. Le sette torri, di altezze variabili tra i 14 e i 18 metri, sono realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi i moduli dei container per il trasporto delle merci.

A ogni torre è affidato un messaggio che richiede al pubblico un’attenzione spirituale.

L’elaborazione dell’opera ha inizio nel 2004 e deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot. Il “Libro dei Palazzi/Santuari” è il testo in cui si narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio. Sette è anche il numero delle trombe, degli angeli e dei demoni, presenti nell’Apocalisse, numero fondamentale per le religioni cattoliche. A ogni torre è affidato un messaggio che richiede al pubblico un’attenzione spirituale. Tra i riferimenti che hanno portato l’artista all’elaborazione delle torri troviamo gli elementi che per l’ebraismo sono strumento di Dio (Keter, Chochmah, Binah, Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod, Malkuth), riferimenti al monte Ararat (monte alla cui base giace l’Arca di Noè) e il tema dell’immagine mancante e dei suoi possibili molteplici rimandi.

Anselm Kiefer, Jaipur (dettaglio), 2009
Anselm Kiefer, Jaipur (dettaglio), 2009

Cinque grandi tele arricchiscono e ampliano l’installazione. Il riallestimento, a cura di Vicente Todolí, conferisce un nuovo significato al lavoro dell’artista. Ognuna di queste è legata intellettualmente ai Sette Palazzi Celesti. Piramidi, costellazioni, i semi della rinascita e la salvezza.

Credits:
www.hangarbicocca.org