Dal 900 al 2000

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La rivoluzione che stiamo vivendo è caratterizzata dalla velocità di trasmissione di dati, dall’importanza data alle telecomunicazioni e all’informazione in rete. Cambia il rapporto che abbiamo con lo spazio ed il tempo. Come è avvenuto per le grandi svolte tecnologiche politica, società e religioni sono state osservate dagli artisti in una maniera diversa.

È così che l’iconografia sacra è mescolata alle tematiche di carattere sociale.

L’arte del Novecento ha dato più attenzione alle nozioni scientifiche piuttosto che a quelle di carattere sacro, ma l’aumento della velocità ha favorito la migrazione di popoli, delle diverse culture e religioni.

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Nam June Paik, Reclining Buddha, 1994

L’iconografia cristiana si incontra con le immagini di Budda o Shiva.

Negli anni Ottanta ha dato via all’attenzione verso la fusioni di culture differenti lo scultore indiano Anish Kapoor (Mumbai 1954, vive a Londra dal 1972). Nelle sue opere affronta il tema del sacro tramite superfici e materiali che sceglie in base alla loro capacità di rapportarsi con l’ambente in cui vengono inseriti. La percezione dell’immagine è per lui il meccanismo adatto per coinvolgere lo spettatore in un luogo mistico. Un luogo dove lo spazio e la scultura diventano un’unica cosa.

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Anish Kapoor, Turning the world upside down, 2010

Dagli anni ’80 in poi il simbolismo religioso spesso veicola denunce sociali.

Shirin Neshat è un’artista iraniana trasferitasi negli Stati Uniti nel 1974. Si mostra in prima persona nelle sue opere di denuncia sociale, utilizzando la fotografia e la videoinstallazione. L’iconografia del velo, del corpo femminile e delle armi, sono le più ricorrenti nelle sue opere. L’ideologia femminista l’ha portata ad approfondire i temi della censura, della rivoluzione, delle differenze tra i sessi e del rapporto tra l’islam e il cristianesimo. Il corpo ricoperto dalle scritture coraniche, affiancato alle armi, è stato scelto come mezzo per parlare dei rapporti tra la cultura islamica e la cultura occidentale. Oltre a opere di denuncia sociale, Shirin Neshat lavora sui paradossi delle pratiche radicali islamiche, come nel film Passage (2000), dove i rituali di sepoltura e del ritorno del corpo alla terra dimostrano il suo interessamento alla religione e alla spiritualità.

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Shirin Neshat, Birthmark, 1995
Credits:

Paparoni D.,L'arte contemporanea e il suo metodo, Neri Pozza, Vicenza, 2005