Hayv Kahraman | Pattern moderni per una cultura antica

Hayv Kahraman

Hayv Kahraman nasce nel 1981 a Baghdad, Iraq. Nel 1992, durante la Guerra del Golfo, scappa dal suo paese natale insieme alla sua famiglia. Attraversando l’Europa raggiungono la Svezia con documenti falsi.

Questa esperienza ha fortemente influenzato la sua ricerca artistica. La Kahraman è in Svezia all’età di 11 anni, e da subito comprende che le diversità sono molte e soprattutto sono evidenti agli occhi dei suoi biondi compagni di scuola. A Baghdad la sua casa era spesso frequentata da artisti, amici dei genitori, e lei è sempre stata libera di esprimersi attraverso i colori e la pittura. L’abbandono delle mura domestiche, su cui aveva lasciato i segni di sogni e speranze, Hayv Kahraman passa ad un ambiente in cui è continuamente giudicata, come migrante, extracomunitario, arabo, donna.

Hayv Kahraman, Collective Cut, 2008
Hayv Kahraman, Collective Cut, 2008

Donne e migranti capro espiatorio di un mondo nel caos

Il suo lavoro racconta l’identità femminile e intavola un discorso sul tema dell’uguaglianza, con un approccio filosofico. Durante gli studi in arte non ha potuto fare a meno di riflettere su questi punti. Nel si trasferisce in Italia e si diploma all’Accademia di Arte e di Design a Firenze in grafica nel 2005. Le sue memorie personali si mescolano a riflessioni sull’attualità e sociologia globale. La contrapposizione di texture grezze e raffinate tecniche pittoriche, rispecchiando il contrasto culturale dietro ogni lavoro. Le scelte cromatiche aggiungono valore alla già fine cura dei dettagli e delle fantasie.

Hayv Kahraman, Hammal Bashi, 2015
Hayv Kahraman, Hammal Bashi, 2015

Essere donna, migrante e straniero in casa propria

Tra le forme e i simboli che la Kahraman riporta sulle tele si sente la tenacia con cui affronta gli ostacoli che le si presentano. L’immagine di una cultura molto religiosa che si è dimostrata incapace di seguire la strada della fede, crudele con la popolazione femminile è uno degli elementi più frequenti. La privazione di alcune caratteristiche fisiche sono la dimostrazione di una mancanza grave ancora radicata in una società maschilista e chiusa. I territori del Medio Oriente, da cui proviene l’artista, hanno reso impossibile il ritorno delle famiglie che scapparono negli anni ’90. Rientrare in Iraq o in Iran vorrebbe dire avere una nuova etichetta: quella dello straniero in casa sua. Le donne, i migranti, gli incompresi dalla società sono le figure a cui si rivolge la Kahraman, ma non per compatirli ma per infondere una nuova fiducia nella vita.

Hayv Kahraman, In Line, 2007
Hayv Kahraman, In Line, 2007

La precisione delle forme e la pulizia dei contrasti cromatici dei pattern presenti nelle opere sono un nuovo modo per comunicare la volontà di fare ordine nel caos. Il dolore fisico, quello dell’anima, fatto di tagli, mutilazioni, frustrazioni, sembrano unire le donne protagoniste in queste opere. Geishe, donne rinascimentali, iconografie greche, reminiscenze art nouveau, tecniche raffigurative del mondo arabo e persiano. L’unione di culture che condividono l’esperienza della sofferenza.

Hayv Kahraman, Mevlevi sema, 2008
Hayv Kahraman, Mevlevi sema, 2008

 

Credits:
www.hayvkahraman.com
www.saatchigallery.com