Janet Cardiff | La spiritualità immersiva e la tridimensionalità del suono

Janet Cardiff The Forty Part Motet Courtesy: the artist and BALTIC Centre for Contemporary Art, Gateshead © BALTIC Centre for Contemporary Art

Janet Cardiff è un’artista canadese nota al pubblico per le sue installazioni sonore, soprattutto per le audio walks. Presentate per la prima volta nel 1995 le “passeggiate sonore” hanno fatto della Cardiff un’artista di fama internazionale. Da anni collabora con suo marito George Bures Miller,  con cui vive a Berlino.

La prima  fu creata durante una residenza al Banff Art Center nel 1991. Le sue opere, spesso site-specific, sono state installate in tutto il mondo, nei più importanti musei di arte contemporanea ma anche nelle più grandi fiere, come Documenta a Kassel, alle Biennali di Venezia, San Paolo e Istanbul. Il suo primo lavoro basato su registrazioni audio si intitola The Whispering Room, un’opera minimale in cui in uno spazio scuro 16 piccoli altoparlanti rotondi montati su dei piedistalli riproducono le voci di vari personaggi.

Janet Cardiff and George Bures Miller, Alter Bahnhof Video Walk, 2012 Janet Cardiff and George Bures Miller
Janet Cardiff and George Bures Miller, Alter Bahnhof Video Walk, 2012 Janet Cardiff and George Bures Miller

Nell’opera Forty Part Motet ognuno dei 40 altoparlanti diffonde la registrazione di una voce che canta Spem in Alium di Thomas Tallis (1570). La diffusione dagli altoparlanti permette al pubblico di attraversare lo spazio ed apprezzare le singole voci del canto polifonico. In altri lavori la voce fuori campo è della stessa Cardiff che invita il pubblico nel percorso, a seguire il video e ad ascoltare i comandi, cogliendone suoni e immagini. Al fruitore può capitare che il suono non combaci con quello che si aspettava di percepire. L’effetto disturbante del sentire un cane abbaiare, o il passaggio di un treno, porta a una sensazione di smarrimento. Gli ambienti immersivi creati nelle esposizioni portano alla confusione di realtà e finzione.

Janet Cardiff e George Bures Miller, Forty Part Motet, 2013 George Bures Miller
Janet Cardiff e George Bures Miller, Forty Part Motet, 2013 George Bures Miller

Il pubblico è soggetto attivo dell’opera.

La traccia audio, “La speranza in qualsiasi altro”, è cantata in latino da un coro di quaranta voci. La composizione è organizzata in modo che il coro sia diviso in otto gruppi da cinque cantanti. Ogni gruppo è composto da un soprano, tenore, contralto, baritono e basso. I gruppi si alternano fino a raggiungere l’insieme, un aumento in un crescendo che rompe la stanza e la porta ad essere un luogo al di là del mondo fisico. In ogni luogo in cui questo tipo di opere vengono installate risultano essere sempre diverse a causa dell’ambiente.

Janet Cardiff, Forty Part Motet, 2001, installation in Fuentiduena Chapel at The Cloisters
Janet Cardiff, Forty Part Motet, 2001, installation in Fuentiduena Chapel at The Cloisters

L’interesse principale della Cardiff è il suono secondo la quale è l’elemento che più ci influenza. “È invisibile, entra nel nostro corpo, ma ci colpisce in modo tridimensionale” dice in un intervista. I due artisti parlano di Forty Part Motet come un’esperienza condivisa del suono, mentre le passeggiate sono un’esperienza che porta l’intimità di uno spazio individuale.

Janet Cardiff, Forty Part Motet, 2011
Janet Cardiff, Forty Part Motet, 2011

Lo spettatore si ritrova in uno spazio condiviso con altre persone ma il percorso che sta facendo diventa una riflessione personale. La conferma che per loro sia un’opera spirituale avviene nel momento che la traccia scelta è proprio un canto sacro, uno tra i canti più famosi in Inghilterra. “Siamo in grado di vedere la bellezza in questo mezzo invisibile e in questa composizione. Penso che sia una esperienza spirituale”. Nell’arte contemporanea, come nella società, la religione rimane un tabù. In questo lavoro non c’è un’iconografia precisa ma l’esperienza emozionale che viene proposta è la stessa che avviene nelle chiese: la condivisione di un percorso che è allo stesso tempo in comunione che introspettivo.

Credits:
www.artpractical.com
www.nytimes.com
www.darsmagazine.it