Julia Krahn | L’iconografia, la luce, la postura dei dipinti del passato

Julia Krahn è un’artista tedesca, nata ad Aquisgrana nel 1978. Durante gli studi di medicina nel suo paese natale inizia a frequentare la città di Milano, dove comunica con il medium della fotografia con amici che parlano una lingua diversa dalla sua.

La Krahn lavora sulle convenzioni sociali, su quanto viene imposto sin da piccoli a seconda del luogo, dell’ambiente dove si nasce. Le sue opere portano l’osservatore a porsi ulteriori domande sulla quotidianità. Nelle sue fotografia questa artista ci mostra il suo mondo, la sua famiglia e si mette in prima linea davanti all’obiettivo. Quando produce questi scatti Julia Krahn è completamente sola, come se fosse una performance in cui però manca il pubblico. È una cosa molto intima e non potrebbe avvenire in altro modo. Parte con un progetto, poi si lascia andare, seguendo le emozioni del momento.

Il bianco e la purezza delle sue immagini sono tutt’altro che catartici, non rimuovono il dolore, né vi si sostituiscono, ma si assimilano ad esso e lo trasfigurano.

Julia Krahn, Mutter (Mother), 2009
Julia Krahn, Mutter (Mother), 2009

Uno dei tuoi lavori più toccanti è Mutter (Madre), del 2009. Questo lavoro in cui tiene tra le braccia un telo bianco come per cullare un bambino (che in realtà non c’è) è nato da una domanda sull’esistenza e sulla sua prosecuzione. È un interrogarsi sul futuro. Argomento che ha influenzato i pensieri delle ultime generazioni, unite da un’esperienza in un modo che non dà certezze. La figura della Madonna torna spesso nei suoi lavori. Nella sua pittura c’è un forte legame con la pittura antica, rinascimentale. La Krahn ama studiare l’iconografia, la luce, la postura dei dipinti del passato.

Julia Krahn, Applaus / Mater dolorosa (dettaglio), 2012
Julia Krahn, Applaus / Mater dolorosa (dettaglio), 2012

Espone alla Voice Gallery di Marrakech, in Marocco, Mater Dolorosa del 2012, una figura commovente. Parla della figura della Madonna come la terra, il bisogno dell’origine, la voglia di ritornare a farne parte.

Tra i protagonisti di una serie di opere anche un piccione.

Una serie di lavori derivata da una performance comprende un piccione. Questo è stato per L’ultima cena, nel 2011, quando un piccione è rimasto su un tavolo, e dopo che le hanno fatto notare che non era presente un piccione ma una colomba, ha deciso di tingere di bianco il piccione imbalsamato. Per una mostra a Berlino (2013), alla Stiftung St. Matthäus, intitolata Leidenschaften, Passioni. Nell’abside della chiesa appende il wallpaper dell’Ultima cena e ai suoi lati mette delle opere di piccolo formato con anche la sequenza del piccione-colomba che, scatto dopo scatto, si trasforma.

Julia Krahn, Die Taube 09, 2011-13
Julia Krahn, Die Taube 09, 2011-

Il piccione è un animale quasi sempre detestato nella nostra società. in realtà è molto intelligente. Nasce come animale sacrificale. È il simbolo dello Spirito Santo. Viene preferito bianco e non grigio, ma sono entrambi colombi, l’iconografia è quella. La Krahn studia la reazione delle persone che guardano le opere. Non vuole trovare risposte ma porre domande. Ci parla dell’ultima cena come un’icona. Un’immagine di solitudine, di abbandono. Cristo è stato abbandonato, tradito. Reinheit Maddalena è un opera che ha suscitato scalpore.

Julia Krahn, Reinheit Magdalena, 2009
Julia Krahn, Reinheit Magdalena, 2009

Nell’opera l’artista è seduta nuda all’angolo di una stanza. Solo sul tuo capo c’è un drappo di un colore ocra dorato che si sviluppa nello spazio. Dalle sue gambe, dalla sua vagina esce un rosario a grandi chicchi. Espone lo scatto nel Kulturzentrum der Minoriten, un luogo legato alla chiesa cattolica, che però l’ha difesa, affermando che assomiglia a una donna che sta partorendo o concependo. Che cosa c’è di più sacro per una donna?

Credits:
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