L’opacità del muro

Richard Serra, Sequence, 2006 CoSA | Contemporary Sacred Art

Il muro Occidentale, o semplicemente Kotel, è un muro di cinta risalente all’epoca del secondo Tempio di Gerusalemme. È anche indicato come Muro del Pianto, o nella religione islamica, come Muro di al-Buraq. Il Tempio era ed è il luogo più sacro all’Ebraismo.

Costruite attorno al Monte Moriah da Erode il Grande, le mura proteggevano il Tempio sacro. Nelle fessure del muro i fedeli infilavano fogli con riportate delle preghiere. Anticamente solo alcune persone erano ammesse al tempio. Luogo difficilmente raggiungibile è il Sancta Sanctorum, nella parte centrale del tempio, dove era ammesso solo il Sommo Sacerdote. A mano a mano, allontanandosi dal centro, gli spazi possono accogliere sempre più persone, sempre a scalare, a seconda della loro posizione religiosa. 

Richard Serras, Serpent, 2004 CoSA | Contemporary Sacred Art
Richard Serras, Serpent, 2004

Uno spazio ben definito da muri. Da quello che separa la zona comune della città dalla zona sacra, a quello che separa le gerarchie.

Si pensa che il nome di Muro del Pianto derivi dall’osservazione di visitatori non ebrei che, recati a Gerusalemme, rimasero colpiti di vedere i fedeli ebrei piangere vicino al muro per la caduta del Tempio. Altra ipotesi dell’origine del nome si lega al modo con cui avviene al preghiera ebraica. Essa consiste in una serie di movimenti continui della parte superiore del corpo e questo movimento accompagnato al sussurrio della preghiera può ricordare un lamento.

Eric Doeringer, The hug, 2014 CoSa | Contemporary Sacred Art
Eric Doeringer, The hug, 2014

Nell’arte, i muri sono sempre stati supporto per cicli di affreschi, per accogliere vetrate e supportare cupole, nicchie e guglie. Con la moda dell’archeologia qualcuno ha preteso di possedere antiche porzioni di mura. Ho ritrovato questo fenomeno discutibile nelle recenti esposizioni degli stacchi che vedono protagonista la street art. Un’opera fissata su un muro volutamente da un artista, che resta per il più delle volte anonimo e soprattutto senza averne guadagno, non dovrebbe essere fonte di guadagno per altri. 

L’arte sul muro è pubblica e dovrebbe rimanere tale.

È vero anche che in un’epoca virtuale il muro è l’oggetto che priva la vista del privato, di un luogo che non ci è concesso, è sinonimo di opacità. In un mondo trasparente, siamo circondati da dispositivi in cui il muro non c’è più. Nell’arte contemporanea le architetture che ci privano di vedere rimangono a metà tra l’elemento da rispettare e quello della provocazione.

Banksy, via dei tribunali Napoli - CoSA | Contemporary Sacred Art
Banksy, La Madonna con la pistola, via dei tribunali Napoli