Nam June Paik | Buddha nel tubo catodico

Zen For Film

Nam June Paik è stato uno principali animatori di Fluxus. Durante la sua carriera si è spostato con disinvoltura in diversi ambiti di ricerca. Ha studiato musica, si è cimentato nell’arte della performance, fino alla video arte. Il suo lavoro si collega a quello di un gigante della musica, John Cage. L’artista di origini sudcoreane afferma che se non fosse stato per Cage la video arte non sarebbe mai esistita.

Dice questo in seguito allo studio del legame profondo che unisce musica e video, le arti del tempo. Per strutturare la sua ricerca è ricorso a una simbologia riconducibile a diverse culture parlandone con media differenti. L’elemento che ancora lo contraddistingue è lo schermo a tubo catodico, di cui si è servito in molte installazioni. Nel 1963, per la prima volta, compaiono apparecchi televisivi modificati e installazioni interattive. Queste installazioni prevedevano la partecipazione del pubblico, si mostrano come opere aperte, imprevedibili e indeterminate.  Un continuo sconfinamento mediale, in cui suono e immagine confluiscono l’uno nell’altro.

Nam June Paik, TV Buddha, 2002
Nam June Paik, TV Buddha, 2002

La dimensione performativa genera la casualità.

La serie di TV Buddha è uno dei lavori random access, metodo che Paik ha sperimentato prima in musica e poi nella videoarte. È invece sulla scia delle riflessioni riguardo alla “musica aleatoria” di Cage che Paik introdurrà nelle sue composizioni, nei suoi happening e nella sua arte elettronica riferimenti al buddismo zen come in Zen for TV (1963) e Zen for film, oltre che Tv Buddha. Sarà debitore nei confronti di Cage di concetti chiave come l’indeterminatezza, il mutamento, l’imprevedibilità e la “forma aperta” dell’opera in cui è il processo a costituire l’opera d’arte stessa. La serie di Tv Buddha consiste in installazioni composte da un’antica statua della divinità rivolta verso la sua immagine riprodotta sullo schermo di una televisione. L’interazione del fruitore, più che essere una nota critica sul medium televisivo, è studiata per provocare uno choc emotivo. Carattere dissacratorio nei confronti di tutte le pratiche artistiche e musicali convenzionali. Dinamiche seduttive, subliminari, falsificate. La televisione appare descritta come il mezzo creatore di un immaginario in grado di sovrapporsi alla realtà stessa. Lo spettatore riportato sullo schermo insieme alla figura di Buddha si ritrova in un luogo altro.

Credits:
www.madrenapoli.it
www.darsmagazine.it
www.theguardian.com