Natale sacro e profano

Richi Ferrero, Il Presepe che non torna, 2014

Meglio tenersi leggeri. Non per il digiuno del venerdì, o dello shabbat, ma per l’arrivo delle grandi abbuffate. Come ogni anno la storia si ripete e c’è chi parla di quanto sono brutte le luminarie e c’è chi parla di come al Natale non viene più dato il valore di una volta. Mi trovo d’accordo con entrambi i cliché.

L’abbondanza propizia la fertilità e allontana lo spettro della fame, paura atavica degli uomini.

Il Natale corrisponde alla data della nascita di Cristo, occasione per cui fare un grande banchetto, rituale che segna la festa. In tutte le religioni il rituale della festa per eccellenza e quello della tavola, dove condividere cibo e bevande. 

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Dina Goldstein, Elohim (God the Father) – parte del progetto Gods of Suburbia, 2013-2014

Non c’è dubbio che siano tanti gli artisti che negli ultimi decenni hanno voluto mostrare l’immagine della religione soffocata dalla potenza commerciale del capitalistico Babbo Natale. Quello che si incontra più raramente è la spiritualità. Quella della Natività è una scena ricorrente nella storia dell’arte ma difficilmente nell’arte contemporanea si trova riportata con gli antichi canoni, a differenza di racconti come quello della crocifissione o dell’ultima cena.

Simboli del consumismo che mortificano se stessi.

Tra le figure del Natale profano, già rivisitate da molti artisti della pop art, l’albero è il simbolo della famiglia riunita al focolare. Paul McCarthy lo interpreta come un sex toy. A differenza dell’atto desacralizzante attuato da Dina Goldstein, questo è un esempio di come il consumismo viene contestato con la sua stessa simbologia.

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Albero di Natale a Parigi di Paul McCarthy, 2014

Torna l’attenzione verso l’esperienza del Presepe.

Ci sono poi artisti che trasmettono un’umanità violenta e disperata di fronte al Figlio di Dio. Per esempio come in Il Presepe che non torna, dove Cristo ha la fisionomia di un agnello chiamato al sacrificio. Una continuità dei significati alimentata nella sensibilità di oggi. Intanto speriamo che l’arte presa in considerazione sotto le feste non sia solo quella cheap, social e kitsch.

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Richi Ferrero, Il Presepe che non torna, 2014
Credits:
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