Nicola Samorì | Un gesto che priva e dimostra

Nicola Samorì articolo CoSA - un gesto che priva e dimostra

Nicola Samorì invita lo spettatore a ripensare all’ontologia dell’opera d’arte riconoscendo come elemento qualificante il degrado. Il virtuoso pittore, formatosi all’Accademia di Balle arti di Bologna, produce opere ricche di significato concettuale utilizzando la simbologia cristiana.

Con alle spalle lo studio della storia dell’arte intraprende un percorso che comprende l’abilità tecnica e la metamorfosi della materia in seguito a un gesto decostruttivo. Riscrivere le opere del passato alterandole mentre il loro corpo è ancora fresco è un modo per porre domande riguardo al collezionismo, la fede, il corpo, la morte. La guarigione del corpo è una promessa per cui non basta la consapevolezza a moderare l’istinto. Il percorso di Nicola Samorì non è semplicemente la riproduzione fedele dei motivi dell’arte dei grandi maestri del passato. Sulle superfici che propone coniuga elementi diversi, tra cui variazioni dell’iconografia dei santi, antiche rappresentazioni, soprattutto di martiri cristiani.

Nicola Samorì, San Pietro all'Inferno, 2016
Nicola Samorì, San Pietro all’Inferno, 2016

La sua poetica viene riassunta nel gesto distruttivo intervenendo nella profondità materiale del dipinto. L’operazione consiste nel togliere letteralmente la pelle, come nella leggenda di Sant’Erasmo, vengono strappate le viscere dal corpo. Il quadro stesso diventa corpo. L’incarnato rosso, spesso presente, allude alla corporeità. “In molti dipinti l’interno viene messo effettivamente in comunicazione con l’esterno attraverso un’effrazione della superficie che, incisa, si apre e mostra il verso della pelle pittorica. La pittura infatti, come la pelle umana, mentre mostra una faccia ne nasconde un’altra e solo una ferita, un’incursione violenta nel corpo della stessa può confondere verso e recto”. Queste parole dell’artista dimostrano la volontà di esprimere un desiderio sadico, di una appropriazione erotica. Non si tratta di un dialogo tormentato ma di una penetrazione dentro al dipinto, in cui “non cancella completamente il quadro, ma cerca di sfidare la sua resistenza”.

La forza catastrofica dei racconti viene trasferita da uno spazio illusorio a quello reale dello spettatore.

 

Nicola Samorì, Nubifregio, 2010
Nicola Samorì, Nubifregio, 2010

I colpi inferti con violenza alle icone dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco non vogliono negare le categorie formali dell’estetica, ma inducono piuttosto a trasgredirle e a sovvertirle. Il mutamento del significato e un’operazione di sconvolgimento dei nessi e dei riferimenti semantici che regolano la costruzione e la comprensione dell’immagine. Samorì mette in discussione il senso, la stabilità e mette in crisi l’integrità dell’opera d’arte. Crea un doppio movimento insieme temporale e carnale che, se da una parte imposta le basi di un dialogo dinamico con il passato, dall’altra pone di fronte alle nuove logiche della corporeità materica ferita.

Credits:
www.artribune.com
www.fondazione-vaf.it
www.galleriastefanoforni.com