Robert Gober | Un inconscio personale e collettivo

Museum of Modern Art. Robert Gober – The heart is not a metaphor

Robert Gober nasce nel 1954, cresce in una famiglia rigidamente cattolica nel Connecticut e passa la maggior parte della sua vita a New York. Il suo percorso è stato fortemente influenzato dal periodo degli anni ’80, in cui governo e religione attaccavano e si disinteressavano della condizione di migliaia di giovani omosessuali come lui.

L’epidemia dell’AIDS fece sentire parte della popolazione degli USA abbandonata e condannata alla solitudine. La sofferenza di fronte a tutto questo spinse Gober ad esprimersi con forme tanto semplici quanto inquietanti. Le sue opere mostrano una storia sociale mescolata ad un inconscio sia personale che collettivo. Gli oggetti che spesso pone davanti al pubblico sono elementi della sfera famigliare e dell’igiene personale. La mancanza di acqua, di igiene si associa all’impossibilità di allontanare una malattia irreversibile.

Robert Gober, Untitled, 1999
Robert Gober, Untitled, 1999

 Le strutture inerti evocano la figura umana.

A partire dal ’89 Robert Gober aggiunge alle sue installazioni arti ed elementi antropomorfi. La presenza di porzioni di corpi deturpati, compromessi, sono la sua reazione a una malattia che avanzava. Le interferenze negli arti fatti di cera raccontano di un sintomo ben visibile dell’AIDS: il sarcoma di kaposi, e rimanda all’idea di orifizio. L’elemento che troviamo alternato ai fori sono le candele, interpretate come una forma fallica ma anche come simbolo della preghiera, della religione, della luce. Candele presenti ma intatte, mai accese.

Robert Gober, Untitled, 1991
Robert Gober, Untitled, 1991

Nel 1997 l’associazione religiosa americana Catholic League scrisse una lettera infuriata a Richard Koshalek, l’allora direttore del Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Il contenuto riguardava una scultura a grandezza naturale della Vergine Maria trafitta da un tubo metallico.

Per Gober l’acqua è un elemento costante.

Tra il 2014 e il 2015 al MoMa di New York dedica una retrospettiva a Gobler dal titolo The heart is not a metaphor. Per l’occasione sfonda e buca pareti per lasciare spazio a porte che si affacciano in bagni pubblici e a bagnarole con arti galleggianti.

Robert Gober, Untitled, 1995-1997
Robert Gober, Untitled, 1995-1997

Nell’installazione a Los Angeles (1997), la  statua della Vergine è posta al centro di una grande stanza e il tubo che le trapassa il corpo è un invito a guardarle attraverso. Lo sguardo veniva diretto verso una scala, simbolo di una ricerca verso un piano ignoto. In Untitled 2003-2005 la fontana/crocifisso (senza testa) posta sulla parete frontale della stanza porta i visitatori a indugiare per la ricerca di una fonte. L’acqua fuoriesce dai capezzoli della statua del Cristo, e finisce in un buco cesellato nel pavimento.

Robert Gober, Jesus, 2003-05
Robert Gober, Jesus, 2003-05

 

Credits:
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