Il sacrificio del capro espiatorio

Nicola Samori, Primo martire, 2010 cosa contemporary sacred art

Ci sono due verbi composti a partire dalla parola sacro. Questi indicano i modi in cui qualunque cosa e qualunque luogo può essere collegato, unito al divino. Consacrare e sacrificare. Entrambi significano rendere sacro ma esprimono concetti diversi. La differenza è data dal mezzo. 

Consacrare significa trasformare qualcosa in sacro attraverso un intervento esterno all’oggetto in questione. Viene inteso generalmente come rito, rituale o altra pratica di tipo cerimoniale. Sacrificare, invece, significa fare-sacro, cioè rendere sacro qualcosa. Spesso si associa questo termine ad un’azione cruenta. Il sacrificio di un animale è un uso ancestrale che, attraverso la privazione della vita terrena, lo trasforma in una porta aperta verso il divino.

Quando in una società o un gruppo l’interesse si orienta verso un determinato oggetto si innesca un sistema a catena che porta il desiderio di molti verso quello che desiderano altri.

La competizione crea un aumento dell’aggressività socialmente pericoloso e porta allo sfasciarsi del gruppo. Per evitare la disgregazione è necessario trovare uno stratagemma, un colpevole. Un soggetto sul quale scaricare tutte le colpe, magari proprio quello che ha innescato il fenomeno, e si provvede ad escluderlo, eliminarlo. La perdita dell’ordine sociale è un prezzo troppo alto da pagare, per questo si deve trovare un capro espiatorioIl capro espiatorio eliminato in questo modo avrà salvato la situazione. Esso viene sacrificato, distanziato, reso sacro.

Damien Hirst, Black Sheep, 2007 cosa contemporary sacred art sacrificio
Damien Hirst, Black Sheep, 2007

Nelle tele che riportano la scena del Sacrificio di Isacco, come in quella di Caravaggio, troviamo spesso, accanto al giovane, un agnello. L’angelo trattiene la mano di Abramo, la mano di un uomo che vede nel figlio lo sfiorire della sua vita. Non c’è azione che non sia allo stesso tempo un’acquisizione e una perdita. Qualsiasi azione è possibile grazie alla passione di chi la subisce.

Gli artisti pretendono il sacrificio di chi guarderà.

In ogni momento della vita stiamo stiamo sacrificando qualcosa perché una nostra azione sarà patita da un materiale, ma anche da un osservatore. Le opere si impongono e obbligano a prendere posizione a riguardo. In qualsiasi atto quotidiano sacrifichiamo qualcosa per un’altra. Il nostro tempo, la nostra attenzione, gli sforzi fisici, o qualcosa di materiale che ci appartiene. Siamo dentro un mondo sacrificabile, dentro un sacrificio. Senza le cose non agiremmo. Senza poter sacrificare le cose non ne otterremmo altre, non vivremmo.

Marina Abramovic - Portrait with Black Lamb, 2011 - Contemporary sacred art | CoSA
Marina Abramovic, Portrait with Black Lamb, 2011
Credits:
www.francescoteruggi.com
dizionari.corriere.it
www.treccani.it